Se amministri una società di capitali (Srl o SpA) hai molti strumenti a disposizione per proteggere te stesso, la tua famiglia e l’azienda da eventi imprevisti.
La consulenza e l’analisi di un gestore del rischio sono i primi e i principali, e le coperture assicurative vengono dopo.
Di sicuro, mettere il TFM (Trattamento di Fine Mandato) in una polizza assicurativa è un pessimo consiglio. Di solito viene scambiato per consulenza, ed è un ottimo esempio di cosa non dovrebbe fare un consulente assicurativo.
Troppi amministratori scelgono di investire il TFM in coperture assicurative, convinti che sia una mossa prudente, in realtà è una scelta inefficiente:
i costi di gestione e le condizioni contrattuali di molte polizze erodono i benefici fiscali e finanziari del TFM.
Lo rendono, di fatto, uno strumento spuntato.
Non stiamo suggerendo di usare il TFM per speculare sul mercato: Imprenditore Corazzato non si occupa di investimenti finanziari.
Il nostro diretto interesse è proteggere gli imprenditori ed evitare loro polizze “a sentimento. Lasciare il TFM dentro prodotti assicurativi poco trasparenti è come parcheggiare la liquidità su una strada in salita e senza freno a mano.
Capirai i vantaggi concreti del TFM, i rischi (anche legali) di ignorarlo, e come inserirlo in un piano di protezione coordinato con la tua strategia d’impresa.
Entriamo nei dettagli.
Indice dei contenuti
Un caso reale: quando la gestione del TFM ha fatto la differenza
Il TFM, Trattamento di Fine Mandato, è un’indennità che l’azienda può riconoscere all’amministratore al termine del suo incarico.
È previsto dall’art. 17 del TUIR ed è applicabile anche se l’amministratore è socio. A patto che sia deliberato all’inizio dell’incarico o previsto nello statuto.
La logica è simile a quella del TFR per i dipendenti, ma mentre quest’ultimo è obbligatorio, il TFM è facoltativo. Tuttavia, proprio perché volontario, offre margini di personalizzazione molto più ampi, sia sul piano fiscale che su quello strategico.
A differenza del TFR, il TFM:
In sintesi, è uno strumento pensato per amministratori e dirigenti, non per i lavoratori dipendenti.
Proprio per questo va capito, strutturato e sfruttato con intelligenza.
Il TFM può essere deliberato da qualsiasi società di capitali (Srl, Spa) nei confronti dei propri amministratori. Attenzione però: perché sia valido e deducibile fiscalmente:
Senza questi requisiti, il TFM può essere contestato dall’Agenzia delle Entrate e perdere sia la deducibilità per l’azienda, sia il regime agevolato per chi lo riceve.
Il TFM, se ben costruito, è una forma di autoprotezione dell’amministratore e una scelta intelligente per l’azienda.
Ma come vedremo, non tutte le modalità di utilizzo sono efficaci. Anzi, alcune rischiano di vanificarne completamente il potenziale, come le polizze fatte a caso.
Il TFM è una riserva, che può rappresentare una sorta di “paracadute” per l’amministratore in caso di cessazione improvvisa dell’incarico, malattia grave o eventi personali che rendano necessario allontanarsi dalla guida dell’azienda.
Può servire a garantire continuità di reddito e stabilità finanziaria personale in momenti critici.
Le somme accantonate per il TFM sono interamente deducibili dal reddito d’impresa, a condizione che la delibera sia stata fatta nei tempi corretti.
Questo consente all’azienda di abbattere l’utile imponibile, migliorando l’efficienza fiscale.
Molte PMI trascurano questa opportunità per semplice mancanza di informazione o cattiva consulenza.
Il TFM può essere usato come ponte finanziario per il passaggio generazionale o l’uscita graduale dell’amministratore dalla società.
Costituisce una fonte di liquidità strutturata che permette di affrontare con serenità il passaggio di testimone.
Soprattutto se affiancato da strumenti di protezione successoria e patrimoniale.
Un TFM ben progettato non vive da solo.
Può integrarsi con un piano di previdenza complementare, con una polizza key man, o con una struttura di holding familiare. L’importante è inserirlo in un disegno organico, e non trattarlo come un contenitore generico da affidare a strumenti costosi o inefficaci.
Troppo spesso, invece, finisce in una polizza poco trasparente o standardizzata che vanifica le potenzialità di questo strumento.
Molte delle polizze usate per collocare il TFM hanno costi elevati nascosti nei contratti.
Commissioni di ingresso, commissioni di gestione, penali in caso di riscatto anticipato… il risultato?
Il rendimento netto spesso inferiore all’inflazione. In poche parole, il vantaggio fiscale dell’accantonamento viene mangiato dai costi.
Le polizze assicurative – se non gestire da un consulente del rischio – spesso non offrono chiarezza su come viene effettivamente gestito il capitale, né su quali sono i costi reali sostenuti ogni anno.
La documentazione precontrattuale, pur obbligatoria, è scritta in modo da scoraggiare la comprensione piena da parte dell’imprenditore. Spesso l’imprenditore non ha né il tempo, né la voglia.
Questo crea un’asimmetria informativa pericolosa.
Il TFM dovrebbe essere una risorsa flessibile.
Dovrebbe essere accessibile in momenti chiave della vita imprenditoriale.
Ma se viene vincolato in una polizza, il capitale diventa spesso illiquido o soggetto a vincoli temporali e fiscali che lo rendono poco utile quando davvero serve.
È come costruire una cassaforte e poi dimenticare dove hai nascosto la chiave. O pretendere flessibilità da un investimento immobiliare.
Il TFM può essere valorizzato anche senza finire in una polizza.
Esistono soluzioni più flessibili e meno costose, come:
La cosa importante è che lo strumento venga selezionato in base alla strategia dell’imprenditore, non per spinta commerciale dell’intermediario assicurativo.
Per rendere ancora più chiari i limiti dell’uso di una polizza assicurativa per gestire il TFM, ecco un caso reale. Il nome e i dettagli personali sono stati modificati per rispetto della privacy dell’amministratore coinvolto.
È un caso studio dei nostri partner Family Office Italia, seguito da Enrico De Pandis.
Marco è amministratore di una S.r.l. e riceve annualmente un TFM di circa 60.000 euro.
Seguendo il consiglio del suo consulente assicurativo, aveva accantonato questa somma all’interno di una “polizza TFM” offerta da una primaria compagnia assicurativa, in una gestione separata.
Le condizioni della polizza erano le seguenti:
Alla fine del periodo, su un totale versato di 225.000 euro, Marco si è trovato con:
Con l’aiuto di Enrico De Pandis, un consulente indipendente, Marco ha deciso di riallocare il TFM in un portafoglio titoli costruito sulla base delle sue reali esigenze e orizzonti temporali.
Il nuovo portafoglio includeva:
Questa soluzione ha offerto:
Il risultato finale?
Questo esempio evidenzia in modo inequivocabile quanto sia dannoso – in termini economici, ma anche di flessibilità e accesso al capitale – affidare la gestione del TFM a una polizza assicurativa standard.
La scelta giusta dipende dalla strategia dell’impresa, non da un modulo precompilato.
Il TFM non è un lusso. Non è un regalo. E non è una scorciatoia fiscale.
È uno strumento potente, se usato nel modo giusto.
Troppo spesso viene dimenticato, trascurato, sottoutilizzato o peggio ancora “parcheggiato” in coperture assicurative inefficienti che lo svuotano del suo potenziale.
Se sei un amministratore, un socio operativo o una figura chiave nella tua azienda, il TFM può essere la tua riserva strategica.
Serve a garantire liquidità, continuità e indipendenza, in un momento in cui potresti averne davvero bisogno: un passaggio di ruolo, una crisi sanitaria, una cessione d’azienda o semplicemente un cambio di prospettiva.
Ma va progettato. Non improvvisato. Non copiato da altri. Non gestito con superficialità o lasciato in mano a chi vuole “venderti” un prodotto (una polizza?) anziché costruire una strategia personalizzata.
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È un ottimo primo passo per capire se nella tua azienda ci sono altri strumenti come il TFM che potrebbero, o dovrebbero, essere attivati, corretti o potenziati.
Non è una vendita. È una verifica. È la base della tua Corazza.
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