Caso studio: CAB Comprensorio Cervese. Una cooperativa agricola riallinea le proprie coperture con la crescita

Un agricoltore moderno consulta dati gestionali su un tablet all'aperto in un campo coltivato, simboleggiando la Diagnosi dei Rischi e l'agricoltura di precisione per CAB Cervese.

Come la Diagnosi dei Rischi ha aiutato una cooperativa agricola del ravennate a mettere i contratti assicurativi in linea con l’azienda di oggi

CAB Comprensorio Cervese è una cooperativa agricola del ravennate: 1.065 ettari coltivati, una controllata riconosciuta a livello europeo, oltre trecento persone tra soci, dipendenti e stagionali.
Patrimonio netto oltre i 7,9 milioni di euro.

I contratti assicurativi si erano però fermati alla fase imprenditoriale iniziale.
È una situazione frequente nelle aziende in crescita: il business si modifica, le responsabilità verso terzi aumentano, e le polizze restano in tacito rinnovo.

La direzione amministrativa, guidata da Antonio Foschini, ha scelto di mettere in agenda una Diagnosi dei Rischi per capire se le coperture erano ancora allineate al business di oggi.

Non lo erano. In sostanza, “descrivevano” una situazione di 13 anni prima. Ecco cosa abbiamo fatto.

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Una cooperativa solida e i numeri che il bilancio non mostra

Letti dall’esterno, i numeri di CAB raccontano un’azienda in salute:

  • fatturato stabile, intorno ai 5 milioni di euro;
  • utile netto sotto i 200.000 euro;
  • patrimonio netto in crescita oltre i 7,9 milioni;
  • situazione debitoria con tempo stimato di rientro di poco più di 3 anni;
  • 82 dipendenti stabili, 37 soci lavoratori, oltre 160 soci sovventori, fino a 100 stagionali nei picchi di raccolta.

Sono parametri che chiunque giudicherebbe strutturati, con un equilibrio finanziario robusto.

Durante la Diagnosi dei Rischi abbiamo aggiunto una seconda lettura. I numeri che il bilancio non mostra dicono per quanto tempo l’azienda è in grado di reggere se qualcosa va storto.

Per CAB ne emergevano due:

  • costo giornaliero di un fermo produttivo: 8.209 euro, fra costi fissi che maturano e marginalità che non si produce;
  • fermo produttivo sostenibile prima della crisi finanziaria: 1.180 giorni, circa tre anni e tre mesi.

I numeri che dicono che CAB è un’azienda che può resistere a lungo.

Ma spostano anche l’attenzione su una domanda diversa: per ogni tipo di danno che potrebbe colpire la cooperativa, c’è lo strumento giusto a coprirlo?

Tre tipi di danno e tre strumenti diversi per affrontarli

Una delle prime domande è stata: quale entità di danno la cooperativa è in grado di assorbire da sé, senza ricorrere alle polizze?

La risposta è stata “40.000 euro”. Sotto questa soglia un imprevisto fa parte della normale fisiologia dell’azienda. Sopra, comincia a pesare.

Questa è una parte cruciale della Diagnosi dei Rischi: per un’azienda agricola strutturata come CAB, una corretta gestione del rischio aziendale prevede che i danni si dividano in tre tipi, ciascuno con uno strumento diverso.

  • Danni piccoli, sotto i 40.000 euro: restano in carico all’azienda. Trasferirli a terzi costerebbe troppo, il premio non sarebbe proporzionato al risparmio.
  • Danni medi, fra i 40.000 euro e qualche milione: si gestiscono con franchigie più alte. L’assicurazione interviene oltre una certa soglia, fino a quella soglia paga la cooperativa.
    È una formula che permette di abbassare di parecchio il premio annuale, senza lasciare scoperti i danni gravi.
  • Danni gravi, oltre gli otto milioni: il punto critico per CAB si attesta intorno a 8,3 milioni. Anche un’azienda con una solidità finanziaria di otto milioni e una buona liquidità non riuscirebbe a far fronte all’esborso. Per questa fascia serve una copertura piena.

Letta così, la prospettiva di chi amministra la cooperativa si allarga. La solidità c’è. Quello che resta da verificare è la coerenza tra ogni tipo di danno e lo strumento che dovrebbe coprirlo.

Tredici anni in cui l’azienda è cambiata: cinque voci da riallineare nei contratti

La descrizione dell’attività è il punto da cui ogni copertura di responsabilità civile prende le misure: cosa fa l’azienda, su che scala, con quali rischi tipici.

Su CAB Comprensorio Cervese quella descrizione risaliva al 2011.

Tredici anni prima la cooperativa era diversa: il mix colturale si è spostato verso il fresco, le superfici sono cresciute, la controllata COVIRO ha consolidato il proprio ruolo a livello europeo.
Le polizze, però, erano rimaste in tacito rinnovo. È un meccanismo frequente nelle aziende che lavorano bene: le coperture fanno il loro mestiere in silenzio, e nessuno trova il momento per rimetterci mano.

La Diagnosi dei Rischi ha portato in superficie cinque voci da riallineare:

  • R.C. Prodotti, completamente assente: interviene se un prodotto venduto provoca un danno a un terzo. Per un’azienda che lavora con prodotti per la grande distribuzione è la garanzia di base;
  • copertura per il fermo attività, che paga i mancati ricavi e i costi fissi se l’azienda si ferma per un sinistro. Era presente un massimale di 30.000 euro, una cifra che contro un costo di stop di poco più di 8.000 euro al giorno copre meno di quattro giornate;
  • R.C. Amministratori, copertura per le responsabilità di chi amministra l’azienda nei confronti di soci e terzi: il massimale in vigore era da un milione di euro, dimensionato per una cooperativa più piccola, con oltre 160 soci sovventori che hanno conferito risorse alla società;
  • copertura cyber risk, assente: CAB lavora in agricoltura di precisione, con sistemi gestionali per tracciabilità e catena del freddo. Sono asset digitali, e un blocco informatico oggi può fermare la cooperativa più di un guasto meccanico;
  • valori dei fabbricati a bilancio: le stime degli stabilimenti di Cervia e Castiglione di Cervia risalivano a una valutazione precedente, e i massimali delle polizze incendio erano ancorati a quei valori.

In breve, l’azienda è cresciuta più velocemente dei propri contratti.

Un metodo ordinato in cinque passi

La proposta per la direzione di CAB è stata strutturata in cinque passi: una manutenzione ordinata che ogni cooperativa di queste dimensioni può seguire.

  1. perizia aggiornata dei beni, affidata a un perito esterno. Senza una stima attuale dei fabbricati e dei contenuti qualunque massimale viene scelto al buio: è la base tecnica per le scelte successive
  2. divisione tra i tre tipi di danno: sotto i 40.000 euro la cooperativa assorbe da sé, sui danni medi si lavora con franchigie più alte, sopra gli otto milioni serve copertura piena
  3. ingresso di garanzie mancanti, dimensionate sui numeri reali della cooperativa di oggi: (R.C. Prodotti, fermo attività calibrata sulla Diagnosi dei rischi; R.C. Amministratori, copertura cyber risk proporzionata al peso dell’agricoltura di precisione sulla produzione globale)
  4. Diagnosi dei Rischi dedicata sulla controllata COVIRO, che ha un profilo diverso dalla capogruppo. Un percorso a parte, con la stessa logica
  5. revisione annuale dei contratti: un appuntamento fisso una volta all’anno per verificare che i numeri delle polizze siano ancora coerenti con quelli dell’azienda. Sostituisce il tacito rinnovo automatico con un controllo programmato.

Insomma, la revisione delle coperture fa parte delle normali attività di gestione aziendale.

CAB Comprensorio Cervese è un’azienda solida: lo era anche prima della Diagnosi dei Rischi. Ora lo è, se possibile, ancora di più. 

Abbiamo raccontato questo caso studio per un motivo molto semplice: si ripete spesso. Le aziende che lavorano bene crescono, modificano il proprio mix produttivo, cambiano le loro responsabilità. Le coperture, intanto, restano indietro perché funzionano in tacito rinnovo e non chiedono attenzione.

CAB ha solo scelto di gestire la differenza per tempo, in un momento di tranquillità.

La Diagnosi dei Rischi è il punto di partenza. È gratuita, restituisce una mappa concreta dei punti su cui intervenire e di quelli che vanno bene così.

Se vuoi capire com’è fatta nel concreto, compila il modulo qui sotto e fissa una chiacchierata.