“Luigino è un amico, mi gestisce da anni le polizze e gli investimenti”
Se ti riconosci in questa frase o l’hai già sentita, sai che affidare risparmi, investimenti e polizze assicurative allo stesso referente è – purtroppo – molto consueto.
Questa convinzione provoca disastri, visto che le due discipline non dovrebbero essere MAI trattate dallo stesso professionista. Perché?
Con il dovuto rispetto per le figure in questione… è come affidare la fisioterapia di un ginocchio a un ginecologo in pre-pensionamento.
A peggiorare le cose, la varietà di servizi offerti dai cosiddetti “consulenti multitasking” è ancora più ampia. Molti assicuratori che si presentano come consulenti a tutto tondo offrono:
La tendenza nasconde in realtà un gravissimo problema di competenze che può trasformare la protezione assicurativa di imprenditori, aziende e relative famiglie in un fragilissimo castello di carte.
Quando serve – e si spera che non serva mai – non starà in piedi.
Quando un assicuratore “sconfina” nella gestione di investimenti, nella consulenza fiscale o in altre materie, inevitabilmente esporrà il suo cliente a un altro rischio:
nessuno è davvero competente in più di una professione, quindi un assicuratore dotato di etica dovrebbe occuparsi di proteggere persone e imprese dai rischi…
… e basta.
La conseguenza dell’impostazione “tuttologa” è che il cliente raramente sarà veramente protetto.
Più facilmente, pagherà per polizze non adatte a lui.
O, peggio, pagherà anche per investimenti non adatti a lui.
Vediamo perché.
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Il concetto di rischio è l’essenza stessa del nostro lavoro.
Non si tratta di prevedere asteroidi o terze guerre mondiali.
L’assicuratore deve considerare ipotetici eventi che potrebbero accadere a un imprenditore, che generano perdite economiche, perdite di reddito e disastri vari alla vita sua e della famiglia.
Incidenti, malattie, incendio, cause legali, interruzione dell’attività aziendale, perdita di uomini chiave, successioni e così via. Succedono tutti i giorni.
Un assicuratore che voglia definirsi un professionista fa solo questo.
In altre parole: se un assicuratore non ti ha fatto decine di domande sulla situazione personale, di salute, di relazioni, coniugale, familiare, aziendale e successoria… gatta ci cova.
Eh già, proteggere un imprenditore contro il “fato” richiede competenze MOLTO specifiche. Il professionista:
È solido buon senso, alla fine, non credi?
Tutto ciò significa una cosa: un bravo assicuratore non ha il tempo di far crescere il capitale del cliente, né le sue competenze in materia.
Deve proteggere quello che il cliente già possiede, possiederà o che potrebbe perdere a causa di eventi imprevisti.Se così non è, il risultato non può essere che un servizio mediocre in entrambi gli ambiti.
Un esempio concreto: un imprenditore con un’azienda manifatturiera di 15 dipendenti ha bisogni assicurativi complessi.
Ad essere ottimisti, ha almeno bisogno di protezione per:
Un assicuratore che si occupa solo di gestione del rischio dedicherà tempo ed energia a studiare a fondo ciascuno di questi aspetti. Dirà con franchezza quali rischi possono essere gestiti internamente dall’azienda. Se preferisci, non venderà polizze a caso per amor di provvigioni.
Al contrario, punterà il faro sui rischi che “chiamano a gran voce” una copertura assicurativa, creando una corazza a prova di sfighe.
Un assicuratore che tratta anche investimenti… potrebbe essere tentato di proporre soluzioni ibride, dove la protezione è subordinata a quella di investimento, con il risultato di lasciare scoperte aree di rischio cruciali.
Il problema si presenta quando si discute di massimali RC elevati e come funziona la liquidazione, dove un’analisi superficiale può portare a coperture inadeguate.
Quando un assicuratore inizia a offrire servizi finanziari, consulenza fiscale o prodotti di investimento, si verifica la “distrazione professionale”.
È semplice: più sono gli ambiti di cui si occupa, minore sarà la profondità con cui affronterà ciascuno di essi.
Immaginiamo due scenari a confronto:
Scenario A: un agente assicurativo specializzato esclusivamente nella gestione del rischio. Questo professionista dedica il 100% del suo tempo e delle sue risorse a:
Scenario B: Un agente che si presenta come “consulente globale”, che offre non solo assicurazioni ma anche:
È matematicamente impossibile che il professionista dello scenario B possa dedicare lo stesso tempo e la stessa attenzione all’analisi del rischio rispetto al collega dello scenario A.
Più preoccupante ancora è il potenziale conflitto di interessi che si crea quando un assicuratore vende anche prodotti finanziari.
I due ambiti hanno logiche commerciali e incentivi molto diversi:
Hai presente il detto della nonna “L’occasione rende l’uomo lad*o?”
Questo squilibrio spingerà il consulente – in modo inconscio o deliberato – a proporre soluzioni che massimizzano il suo guadagno, non la protezione del cliente.
Mario Rossi, titolare di una piccola azienda di servizi, si rivolge a un consulente assicurativo-finanziario per proteggere la sua attività.
Dopo un’analisi superficiale, il consulente gli propone:
Quello che il consulente non ha analizzato adeguatamente sono i rischi specifici dell’attività di Mario.
Non ha calcolato l’impatto economico di un’eventuale interruzione dell’attività, né la protezione in caso di invalidità dell’imprenditore, e nemmeno la responsabilità civile verso terzi con massimali adeguati alla reale esposizione.
Il focus era principalmente sulla vendita del prodotto più remunerativo (la polizza vita con componente di investimento), non sulla costruzione di una protezione completa.
La specializzazione non è un limite ma un valore aggiunto.
Non ci rivolgeremmo mai a un cardiologo per un problema al fegato: così dovremmo pretendere che chi si occupa della nostra protezione assicurativa sia focalizzato esclusivamente su quello.
Questa specializzazione è fondamentale soprattutto quando si tratta di RC amministratori, sindaci e dirigenti, dove le responsabilità e i rischi sono particolarmente complessi.
Come diceva Emerson: “La concentrazione è il segreto della forza”.
Nel campo assicurativo, la concentrazione si traduce in una protezione più efficace, personalizzata e completa per il cliente.
C’è di più…
L’assicuratore che subisce pressioni per vendere, tenderà a vendere.
Vendere cosa, e a chi? Venderà polizze, a più persone possibili.
Per definizione, ciò è il contrario di un lavoro accurato, che quando deve funzionare… lo fa.
Nel mondo della consulenza finanziaria, il concetto di indipendenza ha acquisito sempre più un valore negli ultimi anni.
I consulenti finanziari indipendenti non ricevono pressioni dalle società di cui vendono i prodotti, garantendo così imparzialità a tutela del cliente.
Perché lo stesso principio fa così fatica ad applicarsi al mondo assicurativo?
La libertà non ha prezzo.
Se un consulente assicurativo è libero, ha la possibilità di selezionare i prodotti disponibili sul mercato, e proporre quello che meglio risponde alle esigenze specifiche del cliente.
Non è tentato di favorire soluzioni che generano maggiori provvigioni o che soddisfano obiettivi di budget imposti dall’alto.
Questa indipendenza è ORO, in diversi momenti della consulenza:
Quando un cliente sa che il suo assicuratore ha un unico obiettivo – proteggerlo – si crea un rapporto di fiducia.
Questa certezza permette di costruire relazioni durature che vanno ben oltre la semplice transazione commerciale.
Come testimonia Gabriele Iori di Techfood Srl:
Immagina di affrontare un sinistro grave, come un incendio: il tuo stabilimento produttivo è danneggiato.
In questo momento critico, la certezza di avere al proprio fianco un professionista che ha pensato a ogni dettaglio della tua protezione, senza compromessi dettati da interessi divergenti, ha un valore inestimabile.
Un vero consulente del rischio deve essere come un medico della protezione: non si limita a prescrivere una medicina (la polizza), ma fa una diagnosi approfondita, propone un trattamento completo e segue il paziente nel tempo, adattando la “terapia” all’evoluzione delle sue condizioni.
Chi ci rimette è sempre la stessa persona… TU.
È ironico: rischi, mentre stai pagando chi dovrebbe proteggerti dai rischi.
Ecco cosa ti aspetta se il tuo assicuratore non fa solo l’assicuratore:
Il caso di Francesca De Nevio è emblematico, l’azienda avrebbe avuto un blocco in caso di danni al sito produttivo:
“Ho capito che in caso di morte, le quote dell’azienda non sarebbero passate al mio compagno, ma a mio figlio. Per la legge italiana, un bambino di 8 anni non può prendere decisioni aziendali e quindi si sarebbe dovuto nominare un giudice tutelare… che avrebbe agito in modo conservativo. L’azienda si sarebbe trovata in una situazione di paralisi.”
Questa grave lacuna nella pianificazione successoria era dovuta a un’analisi superficiale della situazione personale e familiare dell’imprenditrice.
Anche l’assicuratore è passibile di denunce, se non lavora come prescrivono le norme.
È ovvio che se amplia troppo il suo raggio d’azione, queste situazioni diventano quasi scontate:
Elio Barbieri di Martelius Srl racconta:
“Prima di conoscere Imprenditore Corazzato non avevo chiara la mia reale situazione economica.
Con estrema professionalità e – soprattutto – grande chiarezza, Michael Vendemini mi ha guidato nella comprensione profonda delle mie esigenze reali, senza spingere per vendermi prodotti inutili al mio caso specifico.”
Le parole di Elio sono chiare: raccontano la differenza tra approccio generalista e specializzato esclusivamente sulla gestione del rischio.
La comprensione profonda delle sue esigenze reali di Elio è stata possibile solo perché abbiamo dedicato attenzione (e tutta la competenza che abbiamo) a quell’unico obiettivo: proteggerlo.
È importante delineare quali sono le buone prassi che caratterizzano un assicuratore orientato alla gestione del rischio, non solo per differenza con i “generalisti”.
Questi principi costituiscono la base per un servizio di eccellenza e una protezione realmente efficace.
Il processo di consulenza assicurativa dovrebbe sempre iniziare con un’analisi approfondita del rischio.
Questo significa:
Un assicuratore focalizzato sul rischio deve:
Detto in altre parole, quelle di Gioacchino Iannelli:
“Mi sono trovato davanti un agente che non voleva assolutamente vendere una polizza, ma è stato in grado di farmi capire le MIE esigenze.”
5.3 Documentare il lavoro in modo trasparente
La trasparenza è un elemento imprescindibile nella consulenza assicurativa professionale:
Beatrice Iori di Techfood Srl conferma il valore di quest’approccio:
“Mi ha colpito di Imprenditore Corazzato la cura certosina nell’analizzare la mia situazione e il modo di procedere che approfondiva i temi che saltavano fuori man mano. Nulla era scontato, quasi fosse un ‘metodo investigativo’, condotto però con estrema riservatezza.”
Un assicuratore professionale riconosce i limiti del proprio ambito e sa quando è il momento di coinvolgere altri specialisti:
Questo approccio garantisce il cliente, che riceve la migliore consulenza in ogni ambito, senza compromessi o sovrapposizioni problematiche.
La consulenza assicurativa non deve esaurirsi con la stipula delle polizze, ma è un processo continuo che garantisce la business continuity nelle successioni aziendali.
Deve
Il metodo più efficace per garantire una protezione completa e su misura è la Diagnosi dei Rischi: un processo strutturato e approfondito che analizza tutti gli aspetti rilevanti della situazione personale e aziendale del cliente.
Come testimoniano molti imprenditori, questo approccio rappresenta un salto di qualità rispetto alla consulenza assicurativa tradizionale.
“Appena ho letto la Diagnosi dei Rischi ho capito di aver ricevuto un lavoro mai – MAI – fatto in passato, fondamentale per me e l’azienda. Se non l’avessi avuto non avrei capito in modo chiaro e trasparente quali erano i punti di debolezza della mia protezione.”
Un assicuratore che si occupa esclusivamente di gestione del rischio:
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