Guidare un’azienda significa mettere a rischio il patrimonio personale: come puoi evitarlo con un’analisi dei rischi e una polizza D&O
Una polizza RC amministratori protegge il patrimonio personale degli amministratori d’impresa dalle richieste di risarcimento che possono arrivare da soci, creditori o terzi.
Dal luglio 2022 è in vigore il Codice della crisi d’impresa, che ha cambiato radicalmente le responsabilità di chi guida un’azienda.
Prima bastava dimostrare di essersi comportati come un buon padre di famiglia. Dal 2022 è necessario dotare l’azienda di assetti organizzativi, amministrativi e contabili adeguati. Gli amministratori che non si adeguano, se l’azienda va in default, possono rispondere con il loro patrimonio personale.
Molti amministratori pensano di essere già protetti. Hanno una polizza, magari da anni. Solo che i massimali sono insufficienti o le garanzie escludono proprio i casi più rischiosi.
Ma l’azienda organizzata alla perfezione probabilmente non esiste. Se poi è in crescita, una polizza D&O o RC amministratori, sindaci e dirigenti è un’ottimo modo per proteggere il patrimonio mentre si struttura.
In questo articolo capiamo cosa rischia un amministratore in termini patrimoniali, e quando e come ha senso attivare una RC amministratori sindaci e dirigenti.
Partiamo dai rischi.
Indice dei contenuti
- Le responsabilità dell’amministratore di una SRL: un panorama in evoluzione
- Il Codice della crisi d’impresa: quando gli “adeguati assetti” diventano un obbligo
- Cosa rischia concretamente un amministratore di SRL
- Che cos’è una polizza assicurativa per amministratori
- RC amministratori e Diagnosi dei Rischi: l’approccio consapevole
- Quando ha senso attivare una RC amministratori
Le responsabilità dell’amministratore di una SRL: gli Adeguati Assetti diventano un obbligo
Il codice civile (2392 e seguenti) è molto chiaro sul fatto che un amministratore risponde rispondere personalmente delle sue decisioni quando qualcosa va storto.
I livelli di responsabilità sono tre:
La responsabilità verso la società: se gestisci male l’azienda, causi danni economici e non rispetti i tuoi doveri, la società può chiederti un risarcimento. Vale sia per scelte sbagliate che per omissioni.
La responsabilità verso i soci: ogni singolo socio può farti causa se le tue azioni gli hanno causato un danno diretto. Può farlo anche se la società non agisce.
La responsabilità verso i creditori: è la più pesante, e dice che se non conservi l’integrità del patrimonio sociale, i creditori possono rivalersi su di te personalmente. Soprattutto in caso di insolvenza dell’azienda.
Il nuovo standard di diligenza
Fino a qualche anno fa, il parametro era semplice: comportarsi come un “buon padre di famiglia”.
Il criterio era generico e quindi manipolabile. Ora le cose sono cambiate.
Il codice civile richiede una diligenza specifica in base alla natura dell’incarico e alle competenze richieste. In sostanza bisogna dimostrare di avere le competenze tecniche necessarie per guidare l’azienda e di averle applicate con attenzione costante.
Tradotto: se guidi un’azienda manifatturiera, devi conoscere i rischi del settore manifatturiero.
Se gestisci una società che tratta dati, devi sapere come funziona il GDPR.
Se hai dipendenti, devi conoscere gli obblighi sulla sicurezza sul lavoro.
Eccetera.
Cosa significa, in pratica?
Facciamo un esempio concreto: un’azienda subisce un controllo fiscale e emerge una irregolarità contabile importante.
L’Agenzia delle Entrate emette una sanzione da 50.000 euro.
Se non c’è un sistema contabile adeguato, se l’amministratore non ha mai verificato che i collaboratori seguissero le procedure corrette, se ha firmato bilanci senza controllarli davvero… la sanzione potrebbe ricadere su di lui, personalmente.
Oppure: un dipendente si infortuna gravemente perché mancava una protezione obbligatoria su un macchinario? Il dipendente o i suoi familiari fanno causa all’azienda. Oltre alle sanzioni penali, potrebbero essere richiesti danni per centinaia di migliaia di euro.
Se l’azienda non ha liquidità sufficiente l’amministratore risponde col suo patrimonio personale.
il punto fondamentale è che le responsabilità non dipendono solo dalle azioni dirette, ma da quello che un amministratore non ha fatto.
Questo cambio di prospettiva richiede un approccio completamente diverso alla governance aziendale rispetto agli anni ante 2022: serve consapevolezza dei rischi, organizzazione, documentazione delle scelte e verifica costante che le cose funzionino come devono.
In pratica, l’amministratore deve dotare l’azienda di strumenti che permettano di capire in anticipo se le cose stanno andando male. E deve farlo in modo documentabile.
Capire e segnalare una crisi: compito di amministratori, sindaci e dirigenti
Il C.C. obbliga non solo l’amministratore a segnalare una crisi, ma anche:
- il collegio sindacale o il revisore;
- i creditori qualificati (come l’Agenzia delle Entrate o l’INPS);
- gli organi di controllo delle società controllate.
Insomma, la crisi deve essere gestita prima che diventi insolvenza, e l’amministratore non può aspettare l’ultimo momento per intervenire. Deve avere sistemi che gli permettano di vedere i segnali in anticipo.
Gli assetti adeguati.
Cosa si intende per “assetti adeguati”
Assetti organizzativi: l’azienda deve avere una struttura chiara, con ruoli definiti, deleghe formalizzate e procedure operative documentate. Serve chiarezza su chi fa cosa e chi è responsabile di cosa.
Assetti amministrativi: servono sistemi di controllo interno che permettano di monitorare l’andamento aziendale. Non bastano sensazioni o impressioni, servono dati aggiornati e affidabili.
Assetti contabili: la contabilità deve essere tempestiva e accurata. L’amministratore deve poter verificare in qualsiasi momento la situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell’azienda.
Il collegamento con le altre normative
Gli adeguati assetti non sono un obbligo isolato. Si collegano ad altre leggi che negli ultimi anni hanno aumentato progressivamente le responsabilità di chi guida un’azienda:
- il Decreto legislativo 231/2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti;
- il GDPR sulla protezione dei dati personali;
- il Decreto legislativo 81/2008 sulla sicurezza sul lavoro;
- il Testo Unico della Finanza per le società quotate.
Ogni normativa richiede sistemi di gestione del rischio specifici. E ogni mancanza può generare responsabilità personale per l’amministratore.
Cosa cambia davvero per chi guida un’azienda
Il Codice della crisi segna un passaggio culturale importante.
Amministrare un’azienda non significa più solo prendere decisioni operative e strategiche. Significa anche gestire attivamente i rischi e dimostrare di averlo fatto.
Serve organizzazione. Serve documentazione. Serve la capacità di intercettare i segnali di crisi quando ancora c’è tempo per intervenire.
E serve anche consapevolezza che il patrimonio personale non è separato dalle responsabilità aziendali, come molti credono. L’articolo 2740 del codice civile è chiaro: il debitore risponde dell’adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri.
Per chi amministra una società, questo principio può diventare operativo molto rapidamente se non si sono rispettati gli obblighi previsti dalla legge.
Come detto in apertura la perfezione è difficile da ottenere.
Quindi, ogni amministratore deve capire come proteggere il patrimonio che ha costruito nel tempo, se qualcosa va davvero storto.
Che cos’è la polizza assicurativa RC amministratori sindaci e dirigenti
La polizza in questione, anche chiamata D&O Insurance (Directors & Officers Liability Insurance) è lo strumento che copre le responsabilità civili di chi guida un’azienda.
Non protegge l’azienda. Protegge la persona fisica quando è chiamata a rispondere di danni causati nell’esercizio delle sue funzioni. Copre sia le spese legali per difendersi che gli eventuali risarcimenti da pagare.
In alcuni casi può proteggere anche i procuratori speciali, e a seconda di come viene strutturata può coprire anche gli ex amministratori per fatti avvenuti durante il loro mandato.
Le coperture previste da una polizza D&O
Tipicamente le coperture della “RC amministratori” sono queste:
- richieste di risarcimento da parte di soci, creditori o terzi;
- azioni legali per violazione dei doveri di amministrazione;
- spese legali di difesa in procedimenti civili e penali;
- danni da violazione di normative specifiche (fiscali, sul lavoro, GDPR);
- in alcuni casi, sanzioni amministrative.
La polizza invece non copre:
- atti dolosi o commessi con colpa grave;
- vantaggi personali illeciti ottenuti dall’amministratore;
- multe e sanzioni penali;
- responsabilità per fatti conosciuti prima della stipula.
La distinzione tra colpa lieve e colpa grave è fondamentale: l’amministratore che omette controlli per distrazione è coperto, chi ignora deliberatamente segnali evidenti di crisi non lo è.
Che differenza c’è tra D&O e le altre polizze aziendali?
Molti confondono la RC amministratori con altre coperture aziendali. Facciamo chiarezza.
La RC generale dell’azienda copre i danni che l’azienda causa a terzi nell’esercizio della sua attività. Ma non copre le responsabilità personali degli amministratori.
La RC professionale protegge chi svolge attività professionali (avvocati, commercialisti, consulenti) da errori o omissioni nel loro lavoro. Non c’entra con la governance aziendale.
La tutela legale copre le spese processuali, ma non i risarcimenti. Se l’amministratore perde la causa, deve pagare di tasca sua.
Solo la RC amministratori sindaci e dirigenti copre specificamente la responsabilità personale di chi gestisce una società. È una protezione dedicata a un rischio preciso.
RC amministratori e gestione del rischio
La polizza RC amministratori non è un sostituto della buona gestione aziendale.
Non elimina le responsabilità ma le trasferisce a un soggetto terzo che può sopportarle meglio.
È uno strumento che fa parte di un sistema più ampio di protezione. Funziona meglio quando l’amministratore ha già implementato i controlli previsti dalla legge, ha formalizzato le deleghe, ha documentato le proprie scelte.
In quel caso, la polizza diventa una rete di sicurezza per quegli eventi imprevedibili che possono capitare nonostante la diligenza.
Come integrare una D&O nella Diagnosi dei Rischi in modo consapevole
Una polizza RC amministratori senza una comprensione chiara dei rischi reali è come un giubbotto salvagente di taglia sbagliata: protegge tecnicamente ma nei fatti potrebbe non bastare.
Conseguenze a parte, sarebbe una spesa inutile.
Per questo, serve capire quali sono le vulnerabilità specifiche dell’azienda e del ruolo di chi la amministra.
La Diagnosi dei Rischi
La Diagnosi dei Rischi è una mappatura, uno strumento operativo che serve a prendere decisioni consapevoli.
Durante la diagnosi si analizzano:
- le aree operative più esposte a incidenti o danni;
- gli obblighi normativi specifici del settore;
- le responsabilità correlate degli amministratori;
- le coperture assicurative esistenti e i loro limiti;
- i gap tra protezione attuale e rischi reali.
Il risultato è una fotografia completa della situazione. Con questa base, l’amministratore può decidere dove intervenire per ridurre i rischi e come strutturare le coperture i massimali in modo efficace.
RC amministratori standard? No, grazie
Molti intermediari propongono polizze RC amministratori standard.
Massimale fisso, franchigia standard, garanzie preconfezionate… ma ogni azienda ha una configurazione di rischio diversa.
Un’azienda manifatturiera con 50 dipendenti corre pericoli completamente diversi da una società di consulenza con 10 collaboratori. Un amministratore che gestisce anche la produzione è esposto in modo diverso da uno che si occupa solo di strategia e relazioni commerciali.
Senza una diagnosi preventiva, si rischia di pagare per coperture inutili e di scoprire troppo tardi che mancano quelle essenziali.
Esempio pratico di Diagnosi dei Rischi correlata a D&O
Poniamo che un’azienda del settore tessile sia in crescita rapida.
L’amministratore ha una polizza RC amministratori da anni, con massimale di 250.000 euro.
Durante la Diagnosi dei Rischi emerge che:
- il fatturato è duplicato negli ultimi cinque anni;
- l’azienda ha ampliato il numero di dipendenti e i macchinari;
- non esiste un sistema documentato di controllo interno;
- la polizza esclude i rischi da crisi d’impresa e inadeguati assetti;
- il massimale è insufficiente rispetto alle responsabilità attuali.
In caso di sinistro serio, quella polizza coprirebbe una frazione minima del danno. Il resto ricadrebbe sul patrimonio personale dell’amministratore.
Con la diagnosi, l’amministratore può riorganizzare le priorità, mettere i controlli dove mancano, aggiornare i massimali e inserire garanzie specifiche per i rischi più rilevanti.
Gli adeguati assetti organizzativi come “polizza aggiuntiva”
Un’azienda che ha procedure documentate, controlli interni, sistemi di monitoraggio riduce la probabilità che si verifichino danni o violazioni.
E se accadesse comunque qualcosa, l’amministratore può dimostrare di aver agito con diligenza. Questo migliora la sua posizione in caso di contestazioni e rende più probabile che la polizza copra effettivamente il sinistro.
Al contrario, un’azienda gestita in modo informale, senza controlli documentati, espone l’amministratore a rischi maggiori.
Ovviamente, le valutazioni dipendono anche dalla dimensione aziendale e dall’esposizione aziendale specifica.
Quando ha senso attivare una RC amministratori sindaci e dirigenti?
In alcune situazioni la RC amministratori passa da “utile” a “necessaria”, in altre meno.
Ecco alcune indicazioni di massima che – è importante ricordarlo- non sostituiscono una Diagnosi dei Rischi personalizzata.
Microimprese (fino a 10 dipendenti)
Il rischio esiste, ma è spesso più gestibile direttamente. L’amministratore conosce ogni aspetto dell’attività, ha controllo diretto su tutto. I rischi principali riguardano sicurezza sul lavoro e responsabilità verso terzi.
Una D&O può avere senso se l’azienda ha un’attività particolarmente rischiosa o esposizione a clienti o fornitori esigenti.
Piccole imprese (10-50 dipendenti)
L’amministratore inizia a delegare, servono procedure formalizzate, i controlli diventano meno diretti. Il fatturato cresce e con esso le responsabilità verso creditori.
La RC amministratori è molto consigliata nella maggior parte dei casi.
Medie imprese (oltre 50 dipendenti)
La polizza è praticamente obbligatoria.
Le responsabilità si moltiplicano, le normative da rispettare aumentano, la distanza tra amministratore e operatività quotidiana si allarga. Un errore o un’omissione possono generare danni molto significativi.
Grandi imprese
Qui, la RC amministratori è più che altro uno standard. Nessun amministratore accetta l’incarico senza una copertura adeguata. I massimali sono proporzionati al fatturato e alle dimensioni del patrimonio aziendale.
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