Quali servizi offrono le società di consulenza specializzate in risk management

consulenza risk management: team di esperti riuniti intorno a un tavolo che analizza grafici, documenti e dati per definire i servizi di gestione dei rischi aziendali

Piattaforme, software, corsi e consulenza: una guida per capire come affrontare la gestione del rischio in modo strutturato e concreto

Esistono decine di strumenti per gestire il rischio aziendale: piattaforme digitali, software di monitoraggio, corsi certificati, società di consulenza con metodologie proprietarie.

Imprenditori e manager che vogliono “orientarsi” la scelta può sembrare più complicata del “problema” che dovrebbe risolvere.

In buona sostanza, le società di consulenza specializzate in risk management offrono: 

  • servizi di mappatura dei rischi operativi;
  • progettazione di sistemi di controllo integrati;
  • analisi di conformità normativa
  • e accompagnamento nella gestione di eventuali crisi. 

Ma questa sorta di riassunto serve più che altro a capire le domande da fare, perché ciò che distingue la consulenza utile da quella generalista non si trova certo nel catalogo dei servizi.
Sta nella capacità di leggere l’azienda specifica, con la sua storia, il suo settore e le sue responsabilità reali.

Nelle prossime sezioni trovi una mappa completa: dalle piattaforme più diffuse in Italia ai criteri per scegliere un software adatto a una PMI, dai corsi online certificati a ciò che solo una relazione consulenziale può fare. 

Indice dei contenuti

  1. Le principali piattaforme di gestione del rischio per le aziende italiane: come orientarsi
  2. Software per il monitoraggio e la valutazione dei rischi operativi: cosa vedono e cosa lasciano fuori
  3. Come scegliere un software di risk management se guidi una PMI
    1. I criteri dei software di gestione rischio che contano davvero per la piccola o media impresa
    2. Le domande e le decisioni pratiche prima di acquistare il prodotto corretto
  4. Corsi online certificati sulla gestione del rischio: a chi servono davvero e cosa insegnano
    1. Le principali certificazioni riconosciute a livello internazionale
  5. Cosa fa una società di consulenza specializzata in risk management, che nessuno strumento può replicare
    1. Quali servizi concreti offre una società di consulenza specializzata in gestione del rischio

Le principali piattaforme di gestione del rischio per le aziende italiane: come orientarsi

Oggi esistono soluzioni per quasi ogni dimensione aziendale, dalla grande multinazionale alla PMI con 3 dipendenti.

Il problema (per chi non ha confidenza con questi strumenti) è quello della “troppa offerta”: è difficile capire cosa si sta effettivamente comprando e se risponde davvero al bisogno.

Le piattaforme più diffuse nel contesto italiano rientrano in due categorie principali.

La prima è quella dei software SaaS dedicati alla gestione del rischio assicurativo e patrimoniale, come Vittoria RMS, pensati per mappare le coperture esistenti e identificare i gap di protezione.

La seconda comprende piattaforme di risk management integrato, come Logic Manager, Protecht o A2A Smart Risk, che lavorano in termini più ampi: monitorano i rischi operativi, di compliance, di continuità aziendale, spesso con dashboard personalizzabili e flussi di segnalazione interni.

Prima ancora di confrontare le funzionalità, è bene tener presente che le piattaforme più strutturate sono progettate per aziende con un ufficio dedicato al risk management o con un responsabile interno che sappia interpretare i dati.
Senza questi lo strumento raccoglie informazioni che nessuno sa leggere nel modo giusto.

Per una PMI italiana, quindi, le variabili a cui fare attenzione sono:

  • quali area di rischio si vuole coprire (operativo, finanziario, assicurativo, reputazionale);
  • la presenza o meno di competenze interne per gestire e interpretare i dati;
  • l’integrazione con i processi già esistenti in azienda, dal gestionale alle procedure amministrative.

Nessuna piattaforma sostituisce la comprensione di quali rischi meritano più attenzione per la “Fumagalli & Brambilla Lamiere SpA”, con la sua storia e struttura societaria. 

Ed è esattamente qui che la consulenza diventa più rilevante della tecnologia.

Software per il monitoraggio e la valutazione dei rischi operativi: cosa vedono e cosa lasciano fuori

È un paradosso, ma il “rischio” di usare questi strumenti è che sembra che coprano tutte le esigenze, quando invece è solo una parte del quadro.

I software di risk management operativo lavorano su dati strutturati: 

  • incidenti registrati;
  • near miss segnalati (o mancato infortunio);
  • indicatori di processo;
  • scostamenti rispetto a soglie predefinite.

Raccolgono, aggregano e visualizzano. Nulla di più!

Alcuni costruiscono “matrici di rischio” personalizzate, altri hanno flussi di alert automatici quando un indicatore supera una soglia critica. I più evoluti si connettono ai sistemi gestionali esistenti e possono produrre report periodici.

Tutto utile, ma cosa lasciano fuori questi strumenti?

Un software monitora quello che è già stato definito come rischio, e già tradotto in un indicatore misurabile. 

Non individua i rischi che nessuno ha ancora nominato, non legge la storia dell’azienda, i rapporti di forza tra i soci, la dipendenza da un cliente che vale il 40% del fatturato, la fragilità di un uomo chiave che non ha un sostituto.

Non valuta l’impatto di una malattia improvvisa sull’operatività quotidiana, né la tenuta finanziaria dell’azienda in caso di blocco produttivo prolungato.

Questi sono gli scenari che una Diagnosi dei Rischi è progettata per portare in superficie, perché non parte dal dato ma dalla conversazione con chi conosce l’azienda dall’interno. Il dato e la dashboard diventano fuorvianti se sono usati per difendere un “recinto” che di fatto non si conosce.

In sintesi: prima si dovrebbero valutare i rischi operativi, poi si dovrebbe scegliere lo strumento con cui monitorare. 

Scegliere un software, quindi, ha senso solo dopo aver capito i rischi da presidiare.

Una volta capito, come fare?

Come scegliere un software di risk management se guidi una PMI

Se non si vuole acquistare uno strumento che resterà inutilizzato dopo i primi tre mesi, è importante ripetere che i software di risk management sono progettati per ambienti in cui esiste già una cultura della gestione del rischio. 

Nelle PMI italiane questa figura raramente esiste.

Il rischio lo gestisce l’imprenditore, spesso in modo intuitivo, insieme al commercialista, al consulente del lavoro e (quando va bene) a un consulente assicurativo indipendente. Mediamente, il titolare d’azienda non sa nemmeno che è possibile aumentare il valore dell’azienda grazie alla gestione dei rischi.

Questo significa solo che gli strumenti digitali vanno scelti con criteri diversi tra PMI e azienda strutturata.

I criteri dei software di gestione rischio che contano davvero per la piccola o media impresa

Il primo criterio è la semplicità di adozione

Uno strumento che richiede settimane di configurazione e formazione interna ha un costo reale che va ben oltre il canone mensile. Per una PMI, è difficile che vada bene. Vale la pena valutare soluzioni che si possono mettere in operative in tempi brevi e che non richiedano competenze tecniche specifiche per essere gestite.

Il secondo è la pertinenza rispetto al tipo di rischio prevalente.


Un’azienda manifatturiera ha rischi operativi molto diversi da uno studio professionale o da un’azienda di distribuzione. Un software pensato per monitorare i rischi di compliance normativa è diverso da uno concepito per i rischi di continuità operativa o per quelli legati alla catena dei fornitori. 

Il terzo criterio, ovviamente, sono i costi totali.
Includono non solo il canone della piattaforma, ma anche il tempo di gestione, l’eventuale supporto esterno necessario per interpretare i dati e il costo/opportunità di dedicare risorse a uno strumento anziché a un’altra forma di presidio del rischio.

Le domande e le decisioni pratiche prima di acquistare il prodotto corretto

Prima di aprire qualsiasi catalogo di software, basterebbe rispondere a tre domande:

  • quali rischi avrebbero l’impatto maggiore sulla continuità aziendale, se si materializzassero?
  • quali rischi sono già monitorati in qualche modo, e quali sono completamente privi di presidio?
  • per i rischi privi di presidio uno strumento digitale è la risposta giusta o serve una valutazione con qualcuno che conosce il mio settore?

Detto questo, alcuni imprenditori hanno già una visione chiara dei propri rischi prioritari e uno strumento per strutturarne il monitoraggio è un’ottima scelta.
Per chi invece è ancora nella fase in cui il quadro complessivo non è definito, vale la pena capire prima cosa si vuole formare e su cosa, tema che affrontiamo nel prossimo capitolo.

Corsi online certificati sulla gestione del rischio: a chi servono davvero e cosa insegnano

Il mercato dei corsi online certificati è oggi ampio e differenziato. Capire cosa offrono davvero, e soprattutto a chi sono utili, è più importante che stilare un elenco di piattaforme.

Le principali certificazioni riconosciute a livello internazionale

Le certificazioni più diffuse nel settore fanno riferimento a standard metodologici consolidati. Le più riconosciute a livello internazionale sono la CRMA (Certification in Risk Management Assurance), rilasciata dall’Institute of Internal Auditors, e la PMI-RMP (Risk Management Professional), erogata dal Project Management Institute, particolarmente orientata alla gestione del rischio nei contesti di progetto. 

Sul fronte della conformità agli standard ISO, molti corsi si basano sul framework ISO 31000, che definisce i principi e le linee guida per la gestione del rischio in qualsiasi tipo di organizzazione.

È fondamentale capire prima di iscriversi a qualsiasi percorso formativo, che i corsi online trasmettono framework concettuali, metodologie di analisi e strumenti di classificazione. Formano alla lettura del rischio in termini generali.

Quello che non insegnano è la capacità di leggere il rischio specifico di una singola azienda, con la sua storia, il suo mercato di riferimento, le sue dipendenze critiche e le sue fragilità non dette. Questo si costruisce nell’esperienza diretta, nel confronto con casi reali e, soprattutto, nella relazione con qualcuno che conosce il settore dall’interno.

Per un imprenditore che gestisce una PMI e non ha una figura dedicata internamente, un corso certificato può aumentare la consapevolezza sul tema, ma difficilmente risolve il problema pratico di sapere quali sono i rischi per la propria azienda su cui conviene concentrarsi. 

In questo caso, il tempo investito in formazione generica è meglio speso in un percorso di analisi, come appunto una Diagnosi dei Rischi, che parte dalla realtà aziendale concreta piuttosto che da concetti astratti e generali.

Se vuoi approfondire il tema specifico, leggi l’articolo: Gestione del rischio aziendale: quanto può sostenere la tua impresa?

La formazione e la consulenza, ad ogni buon conto, si integrano senza escludersi.

Cosa fa una consulenza in risk management che nessuno strumento può replicare

Arrivati a questo punto, il quadro è abbastanza chiaro: una relazione consulenziale può vedere ciò che uno strumento non vedrà mai.

Il rischio più pericoloso per una PMI è raramente quello più ovvio: è quello che nessuno ha ancora nominato perché è sempre stato gestito in modo informale, perché è legato a una persona specifica che sembra insostituibile, o perché dipende da una relazione commerciale che tutti danno per scontata.

Un consulente esperto è in grado di trovarlo attraverso la conversazione, l’ascolto e la lettura della struttura societaria. Lo trova perché sa cosa cercare in un’azienda di quella dimensione, in quel settore, con quella storia. E sa farlo perché ha già visto cosa succede quando quel tipo di rischio si materializza e non c’era nessun presidio.

Quali servizi concreti offre una società di consulenza specializzata in gestione del rischio

Le società di consulenza più strutturate operano su più livelli: 

  • mappatura e analisi
    • assessment completi dei rischi aziendali
    • combinano analisi quantitativa e qualitativa
    • producono una visione su rischio operativo, finanziario, patrimoniale, normativo e reputazionale.
  • progettazione
    • costruiscono sistemi di controllo interno
    • piani di continuità operativa
    • strutture di governance del rischio adeguate alla dimensione e alla complessità dell’azienda.
  • accompagnamento
    • seguono l’imprenditore nel tempo
    • aggiornano la valutazione al cambiare delle condizioni interne ed esterne
    • e intervengono quando un rischio si trasforma in evento critico.

Alcune consulenze specializzate arrivano fino alla componente assicurativa, lavorando in modo indipendente per costruire una protezione coerente con l’analisi.

La Diagnosi dei Rischi è costruita su questa logica. 

Prima si capisce l’azienda, poi si valuta il rischio, poi si decide come presidiarlo, con quali strumenti e con quale ordine di priorità. Dopo questa lettura la “sequenza” sembra ovvia, ma nella pratica viene invertita molto spesso, se non sempre.

Lavorare con una consulenza specializzata significa avere qualcuno che si fa carico della sequenza con te, e che può aiutarti a distinguere ciò che è urgente da ciò che sembra urgente.
Non è un servizio per grandi aziende con budget dedicati, ma è accessibile anche per chi guida una PMI e vuole smettere di gestire il rischio in modo reattivo, affrontando i problemi solo quando si presentano.

Il primo passo, nella maggior parte dei casi, è semplicemente richiedere una chiacchierata. Se questo articolo ti ha incuriosito, riempi il form e parliamone.

Michael Vendemini
Co founder Imprenditore Corazzato