RC prodotto: un difetto di fabbricazione può costare come un incendio

linea di produzione industriale, controllo qualità su un componente meccanico

Cosa copre l’RC prodotto e perché la polizza aziendale ordinaria non è sufficiente

Un’azienda produttiva può avere tutte le coperture assicurative in regola e restare comunque esposta a un rischio specifico: quello legato a un difetto del prodotto, appena questo ha lasciato l’azienda.

L’RC prodotto è la copertura pensata per questo scenario. Gestisce le conseguenze quando un manufatto causa un danno a un cliente, a un’altra impresa o a un processo di trasformazione a valle. In sintesi, da quando il produttore non ne ha più il controllo diretto.

Eppure, in manifattura, la convinzione che la polizza aziendale già sottoscritta copra anche questa fattispecie è parecchio diffusa: nella maggior parte dei casi non è così.

Indice dei contenuti 

  1. Cos’è la responsabilità civile prodotti e quando si applica
    1. Il rischio non finisce con la vendita
  2. Quando un prodotto difettoso danneggia un cliente o un’altra azienda
  3. Perché le polizze aziendali standard non fanno il lavoro dell’RC prodotto
    1. I limiti di un’estensione generica
  4. Richiamo di prodotto: un costo che raramente viene messo in conto
    1. Anche le aziende a valle devono sopportare costi
  5. Come si stima l’esposizione reale di un’azienda di produzione
  6. Dove si inserisce l’RC prodotto nella mappatura dei rischi aziendali

Cos’è la responsabilità civile prodotti e quando si applica

La responsabilità civile prodotti lega l’azienda – anche solo distributrice – ai danni causati da un proprio prodotto una volta che è stato immesso sul mercato. Riguarda difetti di fabbricazione o di progettazione, e le carenze nelle istruzioni o negli avvisi che accompagnano il bene.

Si applica a prescindere dalla dimensione dell’azienda o dal settore, che il bene sia un componente industriale, un prodotto finito o un alimento: la responsabilità resta in capo a chi lo ha realizzato.

La disciplina, oggi parte del Codice del Consumo, stabilisce però un principio preciso: il danneggiato deve provare il danno, il difetto e il nesso causale tra i due, non la colpa dell’azienda. Quindi la responsabilità si configura anche in assenza di negligenza dimostrabile, semplicemente perché il prodotto si è rivelato difettoso.

Il rischio non finisce con la vendita

Un errore comune è collocare il rischio solo nel momento della vendita o della consegna, visto che si protrae per tutto il ciclo di vita del prodotto. Un componente meccanico installato in un macchinario può causare un danno 5 anni dopo la vendita, e la responsabilità dell’azienda produttrice resta comunque valutabile.

Per l’azienda questo significa un’esposizione costante su prodotti venduti tempo addietro, a clienti che l’azienda non segue più direttamente, e anche in mercati diversi da quello di origine.

Resta da vedere cosa comporta in concreto, quando il danno riguarda un cliente diretto o un’altra azienda della filiera.

Quando un prodotto difettoso danneggia un cliente o un’altra azienda

Quando un prodotto causa un danno lo scenario più immediato riguarda il cliente finale: una lesione, un danno alla salute, un danno a un bene di sua proprietà: il cliente può richiedere il risarcimento direttamente all’azienda produttrice, anche se il prodotto è stato acquistato tramite un rivenditore o un distributore.

Meno considerato, ma altrettanto concreto, è lo scenario dei danni a un’altra azienda della filiera. Capita quando il bene diventa un componente di un altro prodotto e raggiunge il consumatore finale: hardware o software integrati in una piegatrice industriale o una materia prima lavorata da un’altra impresa. Se il difetto emerge, il danno riguarda il prodotto finale.

E si moltiplica lungo tutta la filiera.

In questi casi il danno viene calcolato sul valore del prodotto finale in cui il componente è stato integrato, comprensivo dei costi di fermo produzione, sostituzione e gestione del contenzioso. Un componente da poche decine di euro, se difettoso, può generare una richiesta di risarcimento di importo molto superiore, proporzionata al danno subito dall’azienda a valle.

Si aggiunge poi il possibile effetto sulla fiducia commerciale: un danno a un cliente della propria filiera – anche risolvendo il contenzioso – rischia di moltiplicare gli effetti del danno oltre il singolo episodio.

Come anticipato, la polizza aziendale sottoscritta nella maggior parte dei casi non copre questo rischio, e gli eventuali danni.

Perché le polizze aziendali standard non fanno il lavoro dell’RC prodotto

Le polizze aziendali standard, che hanno maggior parte delle imprese di produzione, nascono per proteggere beni e strutture: il fabbricato, gli impianti, le merci in magazzino, la responsabilità civile verso terzi che si trovano fisicamente all’interno o nei pressi dell’azienda. 

Coprono un infortunio subito da un visitatore in stabilimento o un danno causato da un incendio, ma non i danni causati dal prodotto quando ha lasciato l’azienda, ed è entrato nella disponibilità di terzi.

Le due coperture rispondono a esigenze distinte, e una polizza aziendale generica, nella maggior parte dei casi, include l’RC prodotto solo come estensione facoltativa, spesso con massimali limitati rispetto all’esposizione reale dell’impresa.

I limiti di un’estensione generica

Anche quando l’RC prodotto è presente come estensione della polizza aziendale, i massimali sono in genere calcolati su parametri standard di settore, che raramente rispecchiano l’esposizione reale dell’azienda (se non mai).

Questo scarto tra “copertura nominale” ed esposizione reale emerge di solito al momento della richiesta di risarcimento, quando il massimale si rivela insufficiente o la polizza esclude proprio quella tipologia di danno. Insomma, quando è troppo tardi.

Se vuoi approfondire quali coperture sono obbligatorie per legge, leggi Quali sono le assicurazioni obbligatorie per le aziende?.

C’è poi il caso in cui il danno è più oneroso: il richiamo del prodotto dal mercato.


Richiamo di prodotto: un costo che raramente viene messo in conto

Il richiamo di un prodotto dal mercato comporta una serie di costi che di solito non vengono considerati in fase di valutazione del rischio. Il primo è puramente logistico: ritirare il prodotto da distributori, rivenditori o clienti finali, gestirne il trasporto, lo stoccaggio, l’eventuale distruzione o la sostituzione.

A questo si aggiunge il costo della comunicazione, in termini di tempo: informare la rete commerciale, i clienti, in alcuni casi le autorità competenti, con margini di errore ridotti. Un richiamo gestito senza un piano preciso, anche solo in termini di comunicazione, significa spesso danni reputazionali che si sommano a quelli economici diretti.

Anche le aziende a valle devono sopportare costi

Le aziende che hanno integrato il prodotto in una lavorazione o in un prodotto finito affrontano a loro volta un richiamo, con costi che si ripercuotono sull’azienda produttrice originaria come richiesta di rivalsa. In una filiera con più passaggi, un singolo difetto può generare una catena di richiami, ciascuno con un proprio conto economico.

Per una valutazione realistica, è necessario stimare l’esposizione complessiva dell’azienda tenendo conto dell’intera filiera in cui opera, oltre al valore del singolo prodotto.

Se vuoi approfondire la differenza fondamentale tra queste due categorie di rischio, leggi Danni diretti VS danni indiretti: un rischio sottovalutato per cui non bastano polizze standard.


Come si stima l’esposizione reale di un’azienda di produzione

Per stimare l’esposizione reale al rischio da RC prodotto bisogna valutare fattori specifici per ogni azienda, più che a parametri generici di settore.

Il primo fattore è la filiera: quanti passaggi separano il prodotto dal consumatore finale. Più  la filiera è lunga e articolata, più aumenta la possibilità che un difetto si propaghi con un effetto domino.

Il secondo fattore è il mercato di destinazione: vendere solo in Italia comporta un’esposizione diversa rispetto a esportare in paesi, come gli Stati Uniti, dove il contenzioso sulla responsabilità del produttore è più consolidato (e spesso strutturato in class action) e gli importi di risarcimento sono in genere più elevati.

Il terzo fattore riguarda la tipologia di prodotto: un componente strutturale, un dispositivo di sicurezza o un prodotto destinato al contatto alimentare comporta un’esposizione diversa rispetto a un componente decorativo o accessorio.

Uno storico sinistri, quando esiste, guida la stima

Il quarto elemento è lo storico sinistri, proprio o di settore, che permette di calibrare i massimali su un riferimento concreto anziché su stime generiche.

Mettere insieme questi elementi richiede un lavoro di analisi che va oltre la lettura di un contratto assicurativo.

Dove si inserisce l’RC prodotto nella mappatura dei rischi aziendali

L’RC prodotto fa parte di un insieme di coperture che determinano quanto un imprevisto può pesare sulla tenuta di un’azienda di produzione: dal fermo produzione ai danni verso terzi, dalla responsabilità degli amministratori alla protezione del patrimonio personale dell’imprenditore.

La Diagnosi dei Rischi è il percorso attraverso cui questi elementi vengono messi in relazione tra loro, per capire se l’RC prodotto è presente e se è calibrata sulla reale esposizione dell’azienda.

Se vuoi approfondire come questi elementi si inseriscono in una valutazione complessiva, leggi Aumenta il valore della tua azienda grazie alla gestione dei rischi.

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